Diversità

Io sono alta,

lei ‘na gnappa;

io a volte la sera non riesco a prendere sonno,

lei… non faccio in tempo a darle la buonanotte;

io ho dei banalissimi occhi scuri,

i suoi sono unici, più chiari, frastagliati da chiazze verdi e dorate;

io vado in estasi davanti a un tiramisù,

lei piuttosto che un dolce a fine pasto, preferisce i formaggi;

io sono di Roma ma non sono nata in Italia,

lei è di Milano ed è nata a Milano;

io ho tenuto per anni un quadro posizionato a caso sul muro perché avevo il terrore di mettere sù un chiodo nuovo,

lei saprebbe tirare giù tutto il muro e ricostruirlo pure;

io non ho peli sulla lingua,

lei è decisamente più diplomatica;

io mi avvicino ai fornelli al massimo per farmi un caffè,

con lei  ai fornelli invece, da quando la conosco ho messo su dieci chili;

io impiego almeno quaranta minuti davanti allo specchio prima di uscire la sera,

lei al massimo dieci;

io non ho problemi a mettere pantaloni viola, calzini gialli e t-shirt a fantasia,

lei ha un vestiario che va dal nero intenso al nero fumo, con qualche rara eccezione di grigio antracite;

io amo la Moretti Rossa,

lei la Heineken;

io potrei perdermi dentro ad un H&M,

lei nel reparto utensileria di  Leroy Merlin,

io amo il mare,

lei i boschi;

io (udite udite) non ho la televisione,

lei ne ha due;

io a cena non mangio mai la pasta,

lei a pranzo non mangia mai la pasta;

io faccio jogging,

lei è più da divaning;

io in un’altra vita credo di essere stata una nomade,

lei va in tilt al solo pensiero di cambiare due linee del metrò;

per me c’è prima il piacere,

per lei c’è prima il dovere;

io mi perdo davanti ad un Mondrian,

lei davanti ad un Canaletto

io amo il rock,

lei il pop.

 

Però da quando siamo insieme io la aiuto a sistemare i piatti in alto mentre lei delizia il mio palato con le sue prelibatezze in cucina; ho scoperto che Leroy Merlin può rivelarsi, a tratti, interessante; che a volte in televisione danno dei bei film e che Milano di notte è bellissima.

 

p.s. Pare che lei invece, si aggiri nelle notti d’estate con indosso delle t-shirt di colore bianco del reparto l.o.g.g. di H&m.

 

 

 

 

 

 

 

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Vacanze

Partire è in assoluto la cosa che più mi piace. Non importa dove, quando e per quanto , l’essere in viaggio mi ridà occhi nuovi per vedere quello che mi sfugge nella quotidianità. I miei sensi si risvegliano dal torpore e la curiosità mi assale per ogni cosa nuova che il mio sguardo incontra.

C’è solo un’altra cosa che ha questo effetto su di me: la compagnia di Erika. E mi sembra inutile aggiungere che il rendimento ottimale si ha quando i due eventi si coniugano.

Tiro fuori il mio trolley cabin size, un altro vecchio regalo azzeccato da parte di mia madre. Ha quattro route e otto anni. Sul suo fondo ci sono ancora i segni che hanno lasciato i ciotoli delle strade di Bilbao. La sua superficie, non più lucida, ha patito la pioggia di Lisbona,  la neve di Vienna, il gelo di Berlino e la sabbia del Salento. Un filo esce dalla cucitura della cerniera, memore di tutte le volte che ho dovuto far entrare il vestiario di un’intera vacanza in 45×25×56 cm. Ma come si fa? Sono umane queste dimensioni? E se poi mi viene voglia di comprare delle scarpe dove le metto?… Mi devo adeguare, ho capito. O pagare. Facciamo che mi adeguo.

-C’è l’Isis alle Canarie?  Mi domanda preoccupata mia madre, dimenticandosi che abitiamo a pochi passi dal Vaticano.
– Non credi che sarei un po’ sprecata come commessa part-time se lo sapessi?

Squilla il telefono.

– Amore non trovo il sopra del mio costume. Non è che per caso è rimasto nella tua borsa del mare?

Sole, mare, escursioni sul vulcano e  niente costume.
Questa vacanza inizia con le migliori premesse!

Cose che capitano

Capita di superare un esame con tanto di lode quando l’unica tua speranza era di superarlo, e punto.

Capita di fare Roma-Milano in 3 ore e a 13.50€. Motivo per cui per la prima volta ho amato la festa della donne. (Grazie Italo… Se lo farai più spesso sappi che ti sarò eternamente fedele).

E capita che qualcuno decida di regalarti questo, nel giorno del tuo compleanno…

ellen

Thanks mum! 🙂

L’incontro

Il nostro incontro virtuale avvenne come avvengono tutti gli incontri virtuali: quasi mai per caso. Mentre io cercavo di dare un nome a quello scompiglio ormonale in cui mi aveva lasciata lo sguardo dell’impiegata, lei cercava qualcuno co cui corere. Su due ruote però. Dettaglio importante visto che io non ho mai, e dico mai, guidato neanche un motorino in vita mia.

Fui io a contattarla. Dopo aver confessato al popolo del web il turbamento da cui ero pervasa decisi di seguire il consiglio di coloro che in centinaia mi risposero sul forum: passare all’azione. In realtà non avevo nessuna intenzione di imbattermi in un incontro al buio con una lesbica, e ancor meno in una relazione. Volevo semplicemente capire com’erano fatte queste oniriche creature, le lesbiche. Mi viene da sorridere ripensandoci, e neanche ora saprei ben spiegare cos’è questo bisogno innato dell’essere umano di identificarsi sempre in qualcuno.

Le nostre conversazioni on line iniziarono molto gradualmente. Ogni giorno, in poche righe di messaggio, cercavo di esprimere un concentrato di me, col timore di risultare ogni volta troppo invadente, o troppo noiosa. O entrambe le cose. Con la stessa meticolosità poi analizzavo ogni sua parola, cercando di capire se e quanto si fosse impegnata nella scelta dei termini. E inverosimilmente, meno le mie aspettative letterarie venivano appagate e più cresceva in me la voglia di incontrarla dal vivo. Ricordo l’amaro in bocca dopo un messaggio, insolitamente lungo, in cui mi raccontava della sua vita passata. Le frasi troppo lunghe e una consecutio temporum non perfettamente rispettata mise a dura prova la mia (poca) pazienza. Eppure una vocina continuava a mi bisbigliarmi ciò che poi si rivelerà una pura verità. La persona che avevo davanti semplicemente era spontanea. Niente in lei era studiato, niente di quello che decideva di raccontarmi era calcolato, niente sinonimi ricercati su google.

Quel periodo epistolare (o meglio, postilare) si concluse dopo un mesetto con lo scambio dei rispettivi numeri. Ricevetti la sua prima telefonata all’uscita del mio corso di nuoto. Mentre mi avviavo verso l’ auto un breve sms fece vibrare il mio telefono.

Posso chiamarti?

Sentii le mani iniziare a sudare freddo e i muscoli delle gambe quasi cedere. Dovetti aprire la portiera, sedermi e deglutire. Ricordo che il mio primo pensiero -fu cazzo non mi sono mai sentita così con un uomo- o forse sì, ma appunto… era un uomo. Presi coraggio e respirai profondamente.

Certo che puoi“.

Non ci resta che ridere

Scene di (stra)ordinaria quotidianità.

– E’ carino qui, no amore?

– Si, piace anche a me.

– Il soggiorno è esposto a sud! Grande, illuminato…

– Hai visto che infiltrazioni in cucina? Col tetto c’è da penare.

– Beh, si… Però il giardino, hai visto che bello? Ci potremmo fare un orticello là davanti all’ingresso! E magari più in là, una piscinetta dall’altro lato!

-Certo paperella…

– E la vecchietta! Non era troppo rompipalle, mi stava pure simpatica! Potremmo andare a scambiarci quattro chiacchiere…

E lei:

-Certo tesoro… ricordati che sei una lesbica

Si capisce che una delle due ha più senso pratico ? 🙂

Quando (dentro) piove

Il mio problema non è il mio lavoro atipico, come qualcuno potrebbe credere. E neppure lo sono gli inconcludenti e inconclusi studi di architettura, alla tenera età di 28 anni… Il mio vero problema è il pessimo carattere con cui mi ritrovo a convivere.

Sono, ad esempio, estremamente irascibile. Non riesco a essere diplomatica nelle parole, dosandone con cautela quelle che fanno male. E non riesco a esserlo neppure con le persone, ad accettare i loro difetti, le loro debolezze. Motivo per cui mi ritrovo spesso sola.

Testarda, introversa, diffidente e ipercritica, riverso su chi mi sta vicino le frustrazioni di non essere riuscita a concludere, o perlomeno a iniziare, qualcosa che valga la pena di essere raccontato. O se non altro, di essere ricordato.

Poi guardo fuori dalla finestra del lavoro. Sotto le luci di un lampione due occhi grandi, ancora lucidi, mi sorridono. Seicento chilometri, o meglio, sei ore di guida con una sola pausa-pipì ( e chi la conosce potrà confermare l’eccezionalità dell’evento) sono troppi per essere arrabbiati.

Anche per una come me.

In viaggio: coming out erranti

Di ritorno a casa, dopo due giorni passati insieme a lei, in una alquanto vissuta cabina di trenitalia si presenta il seguente scenario. Io che solitamente non brillo per la mia loquacità, e che ai ritorni sono ancora più taciturna e depressa, onde evitare di esprimerlo al mondo diffondendovi tristume, mi chiudo nel mio libro. Posto corridoio, mi aspettano 6 e passa ore di: lettura-pausapipì-lettura-controllostatotreno-lettura-pausa panino-lettura…

Accanto a me siede una anziana signora, affetta da evidente rupofobia. Mi colpisce in lei, oltre la psicosi per i microbi, l’avversione nei confronti di Papa Francesco (“non mi piace questo Papa, va in giro a parlare con i bambini…)

Di fronte una giovane coppia etero ricorda molto, e non solo visivamente, Stanlio e Ollio (con lui nella parte di Ollio). Manco a dirlo, tornano da alcune visite dietologiche fatte al nord. I loro battibecchi accendono subito l’interesse dalla mia vicina igenista che cerca di coinvolgere anche l’orso bruno che le siede accanto.Così entro nella discussione. Si parla di matrimoni. All’unisono il trio decreta l’importanza di quel giorno: il più bello per una donna, dice lei; anche per un uomo, conferma lui; il più importante per una donna, secondo la nonnina.

Non ce la posso fare.

E tu ce l’hai il fidanzato?
– No.
– E come mai?
-Perché ho una fidanzata.
Momento di silenzio. Smarrimento negli occhi di Ollio. E’ l’ultima cosa che probabilmente pensava di sentirsi dire. Leggo nel suo sguardo la risposta pronta, nel caso mi fossi pronunciata positiva (e anche quella consolatoria nel caso opposto).

Scoppia in una risata nervosa.
Ah! Beh, allora il problema neanche si pone…
-Già...

Già, il problema non si pone. Fintanto che l’Italia non diventerà un Paese civile.